Censurare il web è ormai lo sport preferito da molte nazioni.
Non parliamo solo delle solite Cina e Iran; sarebbe riduttivo credere che la censura dell’informazione si pratichi solo in questi paesi o – comunque – in mondi distanti da quello occidentale.
I casi più discussi e chiacchierati di censura del web riguardano paesi governati da regimi autoritari, ma ne esistono forme diverse – altrettanto invasive – che colpiscono anche i paesi, cosiddetti, democratici.
Tra l’altro, quasi tutte le nazioni europee stanno studiando un modo per imbavagliare il web senza che appaia come un sopruso o una violazione della libertà d’informazione; ed anche l’Italia rientra tra i paesi che hanno fretta di dotarsi di un apparato legislativo meno permissivo in materia di Internet.
Se volete farvi un’idea sulla diffusione di questo genere di censura nel mondo, esiste un sito – OpenNetInitiative – che mostra i meccanismi di oscuramento del web presenti sul pianeta, divisi per tipo e livello di filtraggio operato dai vari governi a danno della rete.
A volta si tratta di operazioni legittime – come quelle riguardanti la pedofilia o il gioco d’azzardo – altre volte di intrusioni ingiustificate e politicizzate.
Fatto sta che questa passione dei governi per la censura sta fruttando un bel gruzzolo alle compagnie che rilasciano software in grado di aggirare i blocchi censori.
Questi strumenti includono reti virtuali private (VPN), server proxy ed altre diavolorie che consentono agli utenti di rompere le barriere poste all’informazione.
Insomma, le capacità di autorigenerazione della rete si mostrano efficaci anche nei casi di censura. Fatta la legge, trovato l’inganno, e – come sempre – esiste qualcuno che trova il modo di massimizzare i propri guadagni per mezzo delle “altrui disgrazie”.









