Sei un intellettuale e rivendichi il diritto a sguazzare nel trash senza sentirti in colpa? Eccoti accontentato; oggi esiste un Grande Fratello a misura di snob; una copertura intellettuale a prova di radical chic.
Questa volta, l’ultima moda in fatto di reality show viene dalla Svizzera. Il progetto si chiamerà “Huis clos sur le net” – porte chiuse sulla rete – ed andrà in onda su tutte le radio francofone dall’1 al 5 febbraio.
L’esperimento viene presentato sotto le rassicuranti sembianze di un’indagine in materia di sociologia della comunicazione e punta a verificare una tesi: l’informazione che passa per i social network non è sufficiente, né lontanamente paragonabile a quella fornita da fonti ufficiali ed accreditate.
In ogni caso, l’ultilita della microinformazione che viaggia su Facebook e Twitter non viene minimizzata, soprattutto perché – attarverso questi canali – è possibile penetrare la rete di censura che caratterizza la politica di alcuni paesi in materia di web. L’obiettivo di questo show – secondo i suoi ideatori – è semplicemente quello di ridimensionare l’importanza di queste fonti in materia di informazione e riconsegnare alla radio il posto che merita nel panorma dei mass media.
Le differenze tra lo show promosso da Radios Francophones Publiques e i più comuni reality show sono considerevoli.
Innanzitutto, la durata. A fronte dei mesi di reclusione che toccano ai concorrenti dei vari Grande Fratello, Huis clos sur le net durerà solo una settimana. I partecipanti non sono stati scelti secondo il principio: famoso o sconosciuto, ma sono tutti professionisti dell’informazione (giornalisti radiofonici per la precisione) a cui sarà interdetto l’accesso a tutte le fonti di informazione ad eccezione di Facebook e Twitter. Saranno – come di consueto – isolati dal mondo e avranno l’obbligo di consultare solo le pagine esplicitamente approvate dalla redazione.
Sulla base delle informazioni che – tramite i due social network – riusciranno a reperire durante il giorno, dovranno poi andare on air con il loro programma di informazione, tentando di fornire il miglior servizio possibile.
Speriamo solo che il fenomeno non sfugga di mano, finendo per colonizzare l’unico medium ancora libero dalla realitymania. Almeno per ora.









