Il sito di social bookmarking è stato accusato di aver rubato utenti al sito di Biz Stone. Dopo le vicende sui documenti trafugati che hanno travolto Twitter, adesso spunta nell’arena del web anche Digg che è accusato di rubare traffico, in modo poco leale, ai suoi concorrenti.
Le prime controversie sono nate con l’introduzione della Digg Bar e del Digg short URL che ridirezionavano gli utenti non loggati a Digg.com. Tutte le persone che cercavano di creare link brevi ai loro siti preferiti, si ritrovavano, invece, sulla pagina del sito di bookmarking.
Secondo il blog Endofweb, che è stato il primo ad accorgersi del fatto, si tratta di un’operazione di adescamento e furto di milioni di utenti penalizzando il traffico degli editori con una ricerca ambigua attraverso i motori di ricerca. Non rimaneva che capire se questo comportamento di Digg era intenzionale o casuale.
La risposta è arrivata a un utente, JD Rucker, che ha indagato sulla questione e ha svelato il mistero scoprendo che Digg ha deliberatamente scelto di reindirizzare il traffico degli editori sulle sue pagine. Ciò vuol dire che molte applicazioni come Tweetmeme, che servono a ripubblicare i tweet più interessanti, in realtà mandano direttamente sulle pagine di Digg. Quindi tutti coloro che pensano di seguire una discussione sul social network di Evans e Stone, si ritrovano catapultati sul sito di social bookmarking.
Questo accade perché gli URL dei post di Twitter girano tra molti indirizzi, tra i quali anche quelli di Digg. Il team di quest’utlimo avrebbe dovuto inofrmare meglio i suoi utenti di cosa stava accadendo. In secondo luogo è stato messo in discussione il legame professionale instaurato con gli editori del web e con gli internauti, con i primi per il traffico loro sottratto, con i secondi per il rapporto di fiducia venuto, ormai, meno.
Kevin Rose, fondatore di Digg, ha postato un intervento su Twitter spiegando che egli non era a conoscenza di questi problemi sullo spostamento di utenti, perché era in vacanza da due settimane.

Fabrizio Di Meo









