Gli USA non sono gli unici indignati per la sentenza emessa dal tribunale di Milano che condanna tre dirigenti di Google a sei mesi di carcere per violazione della privacy, in seguito alla messa in onda (protrattasi per due mesi) di un video che riprendeva le sevizie verbali e fisiche inflitte ai danni di un ragazzo down.
Le accuse arrivano da ogni parte del mondo, molte hanno toni sarcastici e canzonatori; è il caso del prestigioso sito americano TechCrunch che titola polemicamente: “Qualcuno potrebbe spiegare al giudice italiano che cos’è YouTube?”
L’articolo in questione chiarisce l’impossibilità da parte di un server provider di vigilare su tutti i contenuti postati su un sito di condivisione video come YouTube. Si parla di una mole di dati letteralmente incontrollabile, e decidere che il “gestore” della piattaforma è penalmente responsabile di quanto gli utenti pubblican, equivale a condannarlo al silenzio.
Anche la Gran Bretagna la pensa allo stesso modo e lo chiarisce sia attraverso le pagine del Guardian – che accusa l’Italia di aver fatto un passo verso la Cina, quanto a censura - che tramite la BBC. Si uniscono al coro anche siti specializzati come Business Insider – che addirittura parla di “stupidità imbarazzante” – e ReadWriteWeb che accusa l’Italia di “attaccare la libertà della rete”.
Una bufera di polemiche, insomma, che non provengono solo dall’estero, ma che pullulano – velenose – anche all’interno dei confini nazionali. Beppe Grillo dichiara sarcasticamente: “I dirigenti di Google dovrebbero ricevere una medaglia. La sentenza è un monito: i disabili nelle scuole italiane si possono pestare, ma in incognito”; Antonio di Pietro – dal sito dell’Italia dei valori – non esprime opinioni molto differenti da quelle del comico genovese; dello stesso avviso è Guido Scorza che titola metaforicamente: “Condannati i ferrovieri”.
In effetti, condannare un provider per i contenuti che vengono “caricati” sul suo spazio web, è come condannare i ferrovieri per violazione della privacy “se consentono che i viaggiatori, parlando magari ad alta voce, raccontino fatti o episodi suscettibili di ledere l’altrui privacy”.
Considerando il vespaio sollevatosi, c’è da star certi che la questione non finirà qui. L’Italia è destinata ad essere bersaglio di ingiurie e sarcasmi ancora per un bel po’.









