Sentenza Google, una bufera di polemiche contro la decisione del tribunale di Milano

google, news, youtube | pubblicato da Anna Coluccino il 25 febbraio, 2010
Sentenza Google, una bufera di polemiche contro la decisione del tribunale di Milano

Gli USA non sono gli unici indignati per la sentenza emessa dal tribunale di Milano che condanna tre dirigenti di Google a sei mesi di carcere per violazione della privacy, in seguito alla messa in onda (protrattasi per due mesi) di un video che riprendeva le sevizie verbali e fisiche inflitte ai danni di un ragazzo down.

Le accuse arrivano da ogni parte del mondo, molte hanno toni sarcastici e canzonatori; è il caso del prestigioso sito americano TechCrunch che titola polemicamente: “Qualcuno potrebbe spiegare al giudice italiano che cos’è YouTube?”

L’articolo in questione chiarisce l’impossibilità da parte di un server provider di vigilare su tutti i contenuti postati su un sito di condivisione video come YouTube. Si parla di una mole di dati letteralmente incontrollabile, e decidere che il “gestore” della piattaforma è penalmente responsabile di quanto gli utenti pubblican, equivale a condannarlo al silenzio.

Anche la Gran Bretagna la pensa allo stesso modo e lo chiarisce sia attraverso le pagine del Guardian – che accusa l’Italia di aver fatto un passo verso la Cina, quanto a censura - che tramite la BBC. Si uniscono al coro anche siti specializzati come Business Insider – che addirittura parla di “stupidità imbarazzante” – e ReadWriteWeb che accusa l’Italia di “attaccare la libertà della rete”.

Una bufera di polemiche, insomma, che non provengono solo dall’estero, ma che pullulano – velenose – anche all’interno dei confini nazionali. Beppe Grillo dichiara sarcasticamente: “I dirigenti di Google dovrebbero ricevere una medaglia. La sentenza è un monito: i disabili nelle scuole italiane si possono pestare, ma in incognito”; Antonio di Pietro – dal sito dell’Italia dei valori – non esprime opinioni molto differenti da quelle del comico genovese; dello stesso avviso è Guido Scorza che titola metaforicamente: “Condannati i ferrovieri”.

In effetti, condannare un provider per i contenuti che vengono “caricati” sul suo spazio web, è come condannare i ferrovieri per violazione della privacy “se consentono  che i viaggiatori, parlando magari ad alta voce, raccontino fatti o episodi suscettibili di ledere l’altrui privacy”.

Considerando il vespaio sollevatosi, c’è da star certi che la questione non finirà qui. L’Italia è destinata ad essere bersaglio di ingiurie e sarcasmi ancora per un bel po’.

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