Gli USA – si sa – dettano mode e tempi da più di un secolo, per questo è sempre saggio dare un’occhiata a ciò che accade oltre oceano giacché, nel giro di pochi mesi, gli stessi avvenimenti potrebbero riproporsi in casa nostra.
E’ il caso della piena legalizzazione del poker on-line.
In questi giorni i lobbisti del poker stando spingendo per l’approvazione di una legge che legalizzerebbe il gioco on-line.
I sostenitori puntano l’attenzione sull’enorme risorsa fiscale che rappresenterebbe per lo stato una tassa sul gioco d’azzardo, mentre i detrattori pongono l’accetto sulle gravi conseguenze che subirebbe chi soffre di febbre del gioco e sull’impossibilità di controllare il coinvolgimento dei minori in queste attività .
Chi spera nella legalizzazione, stavolta, ha dalla sua parte un congresso formato per la maggior parte da democratici – storicamente più favorevoli dei repubblicani alla legalizzazione del gioco d’azzardo, e sostenitori del principio “il proibizionismo non funziona”.
I proibizionisti, però, hanno dalla loro le più importanti sports leagues e i principali gruppi religiosi, che potrebbero condizionare non poco l’esito del voto.
In realtà , il dipartimento di giustizia americano non ha mai perseguito aspramente le aziende che promuovono il gioco d’azzardo on-line, se non in sporadiche occasione. Per cui, benché illegale dal 1961 – quando per gioco on-line, si intendeva quello che correva lungo i fili del telefono – il gioco d’azzardo è sempre stato più o meno tollerato negli USA.
Quella che si tenta di portare avanti, quindi, è più che altro una battaglia per la piena legalizzazione di una situazione già esistente e ci sono buone possibilità che, stavolta, i pro-poker la spuntino.









