La pirateria avanza anche sui libri, le nuove tecnologie le danno una mano

news, tech news | pubblicato da Anna Coluccino il 29 gennaio, 2010
La pirateria avanza anche sui libri, le nuove tecnologie le danno una mano

Uno recente studio della Attributor ha dimostrato che la pirateria ruba all’industria letteraria statunitense quasi 3 miliardi di dollari l’anno. E questo accade oggi; oggi che il libro cartaceo non ha subito – ancora – alcun attacco diretto.

Immaginate lo scenario che ci attende tra qualche anno – o anche solo tra qualche mese – in seguito all’evolversi e il diffondersi dell’iPad, degli ebook readers e delle altre Tablet.

Se fino ad ora – a differenza della musica, del cinema e della televisione – il libro era riuscito a difendersi dalle trappole del file-sharing, le cose stanno cambiando.

Solo oggi, dopo anni di battaglia contro i mulini a vento, l’industria discografica comincia a modificare sensibilmente il suo approccio alla vendita di musica, aprendosi al mercato on-line che. Sarebbe meglio che l’industria letteraria prendesse spunto da quanto accaduto alle sue sorelle e trovasse – da subito – un sistema per sopravvivere a questo cambiamento, adattandosi darwinianamente all’evolversi della società e degli stili di vita.

In effetti, il discorso è molto complesso. Per capire quanto, basta farsi alcune semplici domande: è davvero così scorretto up-loadare una copia di un libro raro o pressoché introvabile nelle librerie? A chi sto pagando i diritti quando compro un libro di un autore morto da centinaia di anni? E di contro: è corretto condannare un giovane autore alla fame condividendo il libro su cui – magari – ha lavorato per anni, senza riconoscergli alcun compenso?

Come tutte le novità che si affacciano sul nostro pianeta, anche questa ha i suoi pro e i suoi contro. Si dovrà solo trovare il sistema per massimizzare gli uni e minimizzare gli altri.

La notizia dello studio  della Attributor, mi ha riportato alla mente la scena di Fahrenheit 451: quella sulla comunità degli uomini libro. In un mondo dove tutti i libri sono stati bruciati, il contenuto dei testi più importanti che l’umanità abbia prodotto è al sicuro nelle menti degli uomini.

Bradbury scrisse il libro nel 1951, e non poteva sapere che – un giorno – avremmo avuto minuscole macchine nelle nostre tasche, su cui poter memorizzare tutto ciò che non possiamo – o vogliamo – ricordare. Chissà cosa pensa il buon vecchio Ray dell’evoluzione che attende la lettura… Qualcuno dovrebbe chiederglielo.

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