Uno recente studio della Attributor ha dimostrato che la pirateria ruba all’industria letteraria statunitense quasi 3 miliardi di dollari l’anno. E questo accade oggi; oggi che il libro cartaceo non ha subito – ancora – alcun attacco diretto.
Immaginate lo scenario che ci attende tra qualche anno – o anche solo tra qualche mese – in seguito all’evolversi e il diffondersi dell’iPad, degli ebook readers e delle altre Tablet.
Se fino ad ora – a differenza della musica, del cinema e della televisione – il libro era riuscito a difendersi dalle trappole del file-sharing, le cose stanno cambiando.
Solo oggi, dopo anni di battaglia contro i mulini a vento, l’industria discografica comincia a modificare sensibilmente il suo approccio alla vendita di musica, aprendosi al mercato on-line che. Sarebbe meglio che l’industria letteraria prendesse spunto da quanto accaduto alle sue sorelle e trovasse – da subito – un sistema per sopravvivere a questo cambiamento, adattandosi darwinianamente all’evolversi della società e degli stili di vita.
In effetti, il discorso è molto complesso. Per capire quanto, basta farsi alcune semplici domande: è davvero così scorretto up-loadare una copia di un libro raro o pressoché introvabile nelle librerie? A chi sto pagando i diritti quando compro un libro di un autore morto da centinaia di anni? E di contro: è corretto condannare un giovane autore alla fame condividendo il libro su cui – magari – ha lavorato per anni, senza riconoscergli alcun compenso?
Come tutte le novità che si affacciano sul nostro pianeta, anche questa ha i suoi pro e i suoi contro. Si dovrà solo trovare il sistema per massimizzare gli uni e minimizzare gli altri.
La notizia dello studio della Attributor, mi ha riportato alla mente la scena di Fahrenheit 451: quella sulla comunità degli uomini libro. In un mondo dove tutti i libri sono stati bruciati, il contenuto dei testi più importanti che l’umanità abbia prodotto è al sicuro nelle menti degli uomini.
Bradbury scrisse il libro nel 1951, e non poteva sapere che – un giorno – avremmo avuto minuscole macchine nelle nostre tasche, su cui poter memorizzare tutto ciò che non possiamo – o vogliamo – ricordare. Chissà cosa pensa il buon vecchio Ray dell’evoluzione che attende la lettura… Qualcuno dovrebbe chiederglielo.









