La Cina boicotta internet, gli utenti scioperano

web 2.0 | pubblicato da ciaopeople il 24 giugno, 2009
La Cina boicotta internet, gli utenti scioperano

In Cina, da qualche tempo, tira un’aria un pò pesante che rischia di stendere una spessa coltre sulla già esigua libertà d’informazione che vige nel paese. Il primo luglio potrebbe essere una data molto importante per tutti i cinesi, perché è prevista l’organizzazione di una giornata di sciopero generale di internet. L’iniziativa è stata lanciata da un attivista di nome Ai WeiWei, meglio noto per aver diretto l’ufficio tecnico di design per la costruzione dello stadio di Pechino destinato ad ospitare le olimpiadi del 2008. Inoltre, questo controverso personaggio, ha svolto un’indagine sulle vttime del terremoto nel Sichuan, scoprendo la morte di 5000 persone. L’artista cinese, come dichiara anche nel suo blog, ha deciso di voler protestare contro la decisione, del governo centrale, di istallare su tutti i computer cinesi un programma che si chiama Green Dam. Questo software ha la funzione di bloccare i siti che hanno contenuti offensivi per la popolazione, secondo la decisione del Partito comunista cinese. Green Dam, in effetti, ha lo scopo di schermare i pc dai contenuti porno e simili, ma si sospetta che possa essere anche un pericolo per la sicurezza del pc stesso.

WeiWei, in aggiunta, sospetta che il programma possa essere usato per monitorare l’attività dei cinesi on-line. Un’ulteriore forma di controllo, quindi. Ciò che il designer dagli occhi a mandorla ha intenzione di fare il 1 luglio, come riportato anche in un articolo del Daily News, è la sospensione totale di tutte le attività che necessitano dell’utilizzo della rete come chattare, scrivere, postare e navigare. Non si può sapere se e quanto l’iniziativa dell’architetto cinese avrà successo in un paese che conta più di un miliardo e mezzo di abitanti, molti dei quali utilizzano il web per lavorare. Se l’eco di questa protesta otterrà, almeno, un po’ di successo sperato, ciò significherà che esistono molte persone che non condividono assolutamente la politica di censura che da qualche mese affligge i mezzi di comunicazione in Cina.

Fabrizio Di Meo

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