Ultimamente la lettura sta affrontando qualche problema economico.
Soprattutto quella digitale.
Adesso c’è anche l’iPad Apple poi.
Gli e-Reader sono stati accolti con opinioni discordanti tra coloro che ne acclamano gioisamente la venuta e altri che, al contrario, pensano a questi dispositivi come la fine della lettura classica. Niente più libri e pagine da sfogliare, niente odore di filigrana e fascino illustrato ma solo uno schermo touch per procedere nella narrazione.
Tralasciando le inconcludenti discussioni sul gusto retrò di carta e copertina gli interrogativi sulla libertà d’utilizzo dei vari Kindle, Sony Reader e Verizon reader perchè la carica degli editori è sempre in agguato. In particolar modo adesso che anche l’iPad Apple ha fatto il suo ingresso in società.
Ma forse per quest’ultima problemi di sorta non ce ne sono visto che è stato uno degli editori più noti – Terry McGraw di McGraw-Hill – ad annunciare per primo il nome ufficiale della Apple tablet a poche ore dalla sua presentazione ufficiale.
Fatto sta che i contenuti digitali sono stati sempre al centro di polemiche feroci per cosa doveva essere reso noto e cosa meno. Rupert Murdoch ha fatto scuola nelle battaglie per le parole a pagamento scagliandosi contro Google per le ricerche delle news.
Le notizie a pagamento sono una spada di Damocle che prima o poi cadrà a trafiggere il web in modo letale.
Per l’iPad e per tutti gli e-Reader del suo genere il problema si sposta nelle biblioteche digitali, sui volumi consultabili via web. I diritti d’autore decidono la mole degli store digitali, quali contenuti offrire agli utenti liberamente e quali dietro lauto pagamento.
Il web è una risorsa di informazioni che raggiunge il real time, ma sepsso non ha la libertà di poter correre così veloce…









