Il webdue, il webuno e il buco sul fondo della busta

social network | pubblicato da ciaopeople il 11 marzo, 2009
Il webdue, il webuno e il buco sul fondo della busta

Già, il web duepuntozero. Circa 2 anni fa, con Marco, decidemmo di costituire una società di controllo per le aziende nascar e ciaopeople. Una sorta di holding con le srl. Decidemmo di chiamarla 2.0. Eravamo all’inizio di una fase che avrebbe cambiato il web o meglio eravamo alle porte di un cambiamento della rete così forte da determinarne un’era, per l’appunto il web duepuntozero. Eppure nessuno ci aveva mai detto che stavamo vivendo nel web unopuntozero, siamo passati direttamente alla seconda fase. Per cui qualcuno ha cominciato a chiamare tutto ciò che precedeva il web 2.0 semplicemente web 1.0. webuno.

Ma mentre lo facevamo, noi, il web 1.0, nessuno lo chiamava così. Per cui direi che potremmo chiamarlo il web. Il web e basta. Oggi invece siamo nel pieno del webdue, e basta guardare i profili facebook di tutti gli addetti o appassionati al media. Interessi: web 2.0. Ma come si fa ad avere quest’interesse? Io non ne ho idea. Forse da qualche parte è possibile studiarlo? Può diventare un hobby? Chissà. Durante l’età del ferro c’era qualcuno che scriveva nelle caverne “interessi: età del ferro?“. Da approfondire. Io so solo che si è cominciato a parlare e parlare proprio tanto. Congressi, convegni, conference, dibattiti e tavole rotonde. Tutti a parlare del web 2.0, della condivisione, degli RSS, del social networking e compagnia bella. Nessuno però è riuscito a spiegare con chiarezza cos’è, e sopratutto, perchè.
Ci provo io, con le parole mie, quelle semplici, quelle dell’impresa.

Non la voglio prendere filosoficamente, in generale non capisco come mai internet venga raccontato con filosofia, a volte in modo quasi letterario. Proprio la rete, così concreta e legata ai numeri, diventa spesso nei racconti dei convegni di settore, un media letterario dove teorie sulla nascita di nuovi concetti o nuove ere si sprecano in dibattiti, spesso, molto noiosi e senza alcun filo logico.

La rete per me è il traffico.

Da non confondere con quello della mia città, Napoli, sempre presente in ogni strada. Il cambiamento epocale che segna il passaggio dal webuno al webdue, non è altro che un approccio diverso al traffico. Scelta naturale, ma direi anche obbligata, di un mercato che si satura e che riempie sempre di più gli spazi che invece erano distese e praterie alla fine degli anni novanta. Proprio in quegli anni nacque la convinzione che per crescere bisognava portare traffico, in qualunque modo, accaparrare visite e utenti. Senza grandi logiche, il traffico rende grandi le aziende. Questo è il webuno. Si porta traffico su un sito, ecommerce o giornale che sia, si porta traffico e si fa business. Più se ne porta e meglio è. Tutto più o meno funziona, bolla o non bolla che sia. Internet va avanti e supera le difficoltà di un media nascente, nasce google, i giornali online, i siti di commercio elettronico, i siti corporate e vanno in rete milioni di siti o portali. Sempre di più. Miliardi. Cresce il traffico globale, ma cresce in modo smisurato anche il numero di domini e di siti annessi. Nascono le nuove estensioni per dare spazio alle iniziative che verranno. Net, biz, org, info, eu e così via. Cresce il traffico globale ma diminuisce il traffico sulle singole attività. E’ arrivato il momento di approcciare in modo differente questo traffico. Di “trattenerlo“.

In modo naturale la rete risponde a questa esigenza. Il traffico diminuisce su ogni singolo sito, per cui bisogna cambiare qualcosa. Nasce l’attenzione per l’utenza. Il traffico diventa utenza. Nasce la blogosfera, gli utenti cominciano a comunicare, l’informazione sale dal basso, nascono i feed RSS, gli aggregatori di news, i social bookmark e sopratutto nasce il social network. Le community sono esistite da sempre, da quando è nato il web. Prima erano le chat, i canali IRC, poi i siti di dating o alcuni portali verticali. Ma in queste community il traffico si disperdeva, la vita media dell’utente era molto breve, un utilizzo dettato da un entusiasmo di un momento o di un periodo. Nelle community del webuno l’utente conosce un portale, lo utilizza, si stanca e lo abbandona. Nessuno lo richiamerà più a ritornare, a volte, forse, qualche sterile newsletter. Il traffico entra nelle community ed esce dalle community stesse. Nel Social Network invece nascono le relazioni. Gli utenti formano il proprio network di amici e sarà proprio lo stesso network a tenere l’utenza più attaccata al portale. Un utente che dovesse stancarsi di utilizzare un social network, verrà richiamato in modo semi-automatico dai suoi amici. Saranno loro che lo riporteranno a ritrovare entusiasmi attraverso la condivisione di contenuti o altro. L’email. Le email che il social network deve inviare tutti i giorni. Andrea ti ha inviato un messaggio, Cristina ha accettato la tua amicizia, Francesco vuole essere tuo amico. L’utente si trova coinvolto in una girandola di relazioni e di segnalazioni che lo riportano ad utilizzare un Social Network per il quale magari sta calando un pò di quell’entusiasmo iniziale tipico di chi scopre un portale che soddisfi ad alcune personali necessità. Qualunque esse siano. Il traffico è trattenuto. La vita dell’utente dura di più, i numeri di analytics cominciano a salire. Entra meno traffico di prima ma lo si gestisce meglio per cui i numeri delle statistiche sono più alti di prima. Ovviamente i primi a capire questo processo di trasformazione sono gli americani, del resto Internet è una cosa loro e noi non possiamo fare altro che guardarli e seguirli. Lo hanno inventato, messo in piedi, sviluppato e diffuso nel mondo. Quindi arrivano prima, sempre prima di noi. Nasce per cui myspace, google compra blogger, nasce technorati, e ancora wikipedia, digg, delicious, wordpress, linkedin, flickr ed ovviamente nasce facebook. A Napoli, città del sud di un paese che ha un gap di 5 anni con l’internet americano, nasce ciaopeople.

Se siete arrivati sin qua, vuol dire che vi interessa, per cui ora vi beccate la metafora della busta. Di questa metafora ne parlai in privato un pò di tempo fa a Paolo, l’imperatore.
Il traffico possiamo paragonarlo a un gettito d’acqua, e il portale destinatario di tale traffico possiamo assimilarlo ad una busta di plastica. Di quelle che vi danno al supermercato. La busta è bucata e perde acqua. Nel webuno il gettito d’acqua è molto forte, l’acqua entra nella busta ed esce con forza dal buco presente sul fondo della busta stessa. Bagna a terra e fa un casino e la busta non si riempie. Allora ci si concentra per aumentare il gettito che diventa fortissimo e fortissima anche la perdita. Questo è il webuno ed è quello che fanno ancora il 95% dei siti o portali italiani. I famosi portali generalisti d’Italia. Nel webdue cambia l’ottica. Il gettito diminuisce e l’attenzione si sposta. Non si dedica tempo a cercare di aumentarlo ma ci si dedica per contenere la perdita d’acqua dal buco. Si lavora sul buco, per tamponare o rimpicciolirlo per cercare di frenare la fuoriuscita e magari trasformarlo in una fessura. Come di incanto, la busta si riempie e con un gettito minore si riempie meglio e più di prima. Questo è il webdue. Non l’ha inventato nessuno. E’ uno stato di necessità, di un’evoluzione altrettanto necessaria.
Se avete capito è semplice.

Dedicatevi al buco sul fondo della busta.

Gianluca Cozzolino
CEO Ciaopeople

condividi
blog comments powered by Disqus
ciaoblog | copyright © 2008 | ciaopeople s.r.l. - all rights reserved