Google ed editori USA, l’accordo salta

google, news | pubblicato da Anna Coluccino il 7 febbraio, 2010
Google ed editori USA, l’accordo salta

Il dipartimento di giustizia del governo USA ha respinto nuovamente la bozza di accordo tra Google e l’associazione degli editori americani.

Malgrado i sostanziali progressi fatti rispetto alla bozza iniziale presentata a settembre, secondo il dipartimento sussistono ancora gravi rischi di violazione del diritto d’autore e di configurazione di una posizione monopolistica da parte di Google.

Le inquietudini degli Stati Uniti rispetto a questo accordo, quindi, non sono state affatto placate dai cambiamenti effettuati; malgrado si riconosca alle parti di aver agito in buona fede e di aver tenuto conto delle precedenti lagnanze del dipartimento.

Festeggiano i detrattori dell’accordo tra cui – in prima linea – segnaliamo Amazon che si oppone fortemente al tentativo di Google di appropriarsi di diritti esclusivi su determinate opere letterarie. Il motivo di tanta ostilità risiede essenzialmente nel fatto che l’accordo concederebbe all’azienda statunitense non solo un potere enorme sul futuro di alcuni testi, ma finirebbe per creare un’insostenibile situazione di monopolio.

E’ d’accordo il dipartimento di giustizia che – infatti – ha dichiarato che di non poter avallare un accordo che concede ad una sola azienda la proprietà di un’enorme varietà di contenuti in formato multiplo.

Breve cronologia degli eventi:

Nel 2005 la Authors Guild e l’Associazione degli editori querelano Google per aver digitalizzato delle opere senza possederne i diritti. Nel 2008 le parti si accordano e Google si impegna a versare 125 milioni di dollari allo scopo di risarcire gli autori, vittime della violazione. Decide, inoltre, di stabilire un “fondo per i diritti del libro” assicurando un ritorno economico agli autori che accettano di essere digitalizzati.

Da allora, il dipartimento di giustizia degli USA non ha ancora ratificato l’accordo, temendo che il risarcimento promesso e l’istituzione del fondo si trasformino in un “acquisto di diritti d’autore” con carattere di esclusività e – evidentemente – i termini dell’accordo continuano ad avallare questa ipotesi nonostante le modifiche apportate.

A questo punto, caro Mr. Google, se davvero l’intento non è quello di appropriarsi in esclusiva dei diritti d’autore, perché non lo scrive nero su bianco?

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