Dopo aver esautorato Adobe Flash Player dall’ultima creazione made in Cupertino – l’iPad – Apple ha deciso di rilasciare precise, taglienti, impietose dichiarazioni contro il software in questione.
Le accuse sono contenute in una lettera aperta firmata da Steve Jobs a cui Adobe ha prontamente risposto, fornendo la sua visione dei fatti.
Stando alle dichiarazioni di Apple, le ragioni per cui i nuovi dispositivi non supportano Adobe Flash Player sono molteplici: dall’esclusiva proprietà che Adobe esercita sui propri prodotti che – secondo Jobs – essendo studiati per il web dovrebbero essere open source, alla pessima gestione della sicurezza, alle valide alternative esistenti sul mercato.
Il CEO di Adobe – dal canto suo – accusa Apple di sentirsi minacciata dalle tecnologie multi-piattaforma di Adobe e di tirar fuori solo vane scuse che – in realtà – intendono mascherare le restrittive pratiche di licenza dell’azienda di Cupertino e non hanno niente a che vedere con la qualità tecnologia di Flash.
Insomma, i due si lanciano la medesima accusa: malsana politica protezionista nei confronti dei propri prodotti e timore della concorrenza.
Oggi però, un’altra grande azienda ha preso posizione rispetto alla scottante questione.
Si tratta – nientepopodimenoché – di Microsoft.
Dean Hachamovitch – general manager di Internet Explorer – ha dichiarato che Microsoft sta lavorando con gli ingegneri Adobe al fine di trovare una soluzione ai problemi di stabilità e alle falle causate da Flash, responsabili delle tante accuse di scarsa sicurezza ed affidabilità lanciate ai danni di Explorer.
In ogni caso – ha dichiarato lo stesso Dean Hachamovitch - Microsoft confida nello sviluppo dello standard HTML5, il quale – secondo l’azienda di Gates – rappresenta il futuro del web, ed ecco perché la prossima versione di Internet Explorer lo integrerà.
Insomma, non sono volate parole grosse, ma anche Microsoft ha deciso di sganciarsi da Adobe.
A quanto pare, il fatto che il Flash Video Player sia utilizzato dal 75% dei video disponibili online non lo rende affatto indispensabile.









