I social network rappresentano il megafono virtuale della contemporaneità . Qualsiasi evento di minimo rilievo, produce un tam-tam incontrollato ed imprevedibile che dà vita a nuovi gruppi, nuove fan page, innumerevoli note, infiniti contributi video, per non parlare dell’aggiornamento a catena degli status.
È accaduto ieri, un secondo dopo l’annuncio della firma – da parte del presidente Napolitano – del cosiddetto “decreto salvaliste“. Il coro di indignazione ha invaso facebook e twitter; parallelamente alla rabbia, corre l’ironia. Uno degli articoli satirici sull’argomento più condiviso è quello proposto dal sito spinoza.it che titola: Ponzio Pelato, decreto salva liste: articolo 1 “chiamiamo noi quando siamo pronti“.
I pochissime ore – su facebook – sono state aperte più di 20 pagine; su twitter la protesta è andata avanti per tutta la notte ed ha assunto toni di pesante accusa. Le parole più utilizzate sui social network durante la nottata sono state: abuso, sdegno e arroganza.
Il popolo viola – gruppo nato su facebook, che lo scorso 5 dicembre ha organizzato una manifestazione nazionale contro il governo utilizzando esclusivamente i social network – ha messo in piedi un sit-in sotto il Quirinale in pochissime ore e un altro gruppo ha già scritto una lettera di appello al Capo dello Stato chiedendogli di fare un passo indietro sulla firma del decreto.
Insomma, questi nuovi strumenti di comunicazione ed informazioni si rivelano -Â in tutto il mondo – strumenti di eversione, di manifestazione del proprio disaccordo, di pianificazione ed organizzazione della protesta.
In poche parole: strumenti di democrazia diretta e partecipata. Strumenti le cui voci andrebbero ascoltate con grande attenzione; perché – almeno in teoria – è per dar voce e forma giuridica ai bisogni del popolo che esistono i governi, e per nessun’altra ragione.









