Facebook costringe i Metallica a ridurre il prezzo del biglietto

facebook, news, social network | pubblicato da Anna Coluccino il 11 marzo, 2010
Facebook costringe i Metallica a ridurre il prezzo del biglietto

Hai qualcosa contro cui protestare? Qualcosa contro cui lanciare il tuo anatema? Adori dar vita a dibattiti accesi che accendono la scintilla dell’indignazione? Allora facebook è lo strumento che fa per te.

Proprio ieri, Hadley Freeman – giornalista della testata inglese The Guardian – ha definito il famoso social network: un moderno strumento di linciaggio; in riferimento alla fioritura di di gruppi che auspicano l’imprigionamento, la pena di morte o la tortura di questo o quel soggetto.

Non sono certo da meno i gruppi che – invece – prendono di mira un personaggio – noto o meno poco importa – e lo rendono oggetto dello scherno collettivo, replicando l’idea di una moderna gogna in cui i malcapitati si trovano ad essere intrappolati.

Il punto è che – spesso – le proteste lanciate tramite facebook vengono ascoltate ed accolte.

È ciò che è capitato ai Metallica. In seguito all’annuncio dell’atteso concerto in Israele – infatti – il famosissimo gruppo trash metal californiano si è visto ricoperto di proteste relative al costo del biglietto.

Naturalmente, il luogo in cui ha preso piede il moto di indignzione è facebook. In pochissimi giorni – riferisce il Jerusalem Post – 6.000 persone si sono unite sul social network per esprimere sdegno ed esecrazione a causa dell’esosità del concerto… ed hanno vinto.

Gli organizzatori della manifestazione, visto il rapido diffondersi della protesta, hanno creduto opportuno ritoccare i prezzi per evitare un colossale flop dell’evento.

Ora, sulla pagina di facebook aperta in occasione della contestazione, si legge solo: abbiamo vinto.

Facebook è ormai la piazza, il virtual sit-in, l’aula di tribunale in cui si perorano tutte le cause: perse e non, serie e facete. Per qualcuno si trasforma in un’immeritata gogna, per altri nell’unico strumento che consente diffusione capillare dell’informazione ed organizzazione della protesta.

Come sempre, il male non è nello strumento, ma nell’uso che si sceglie di farne.

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