Censura, anche la Camera dei Lords contro YouTube

news, youtube | pubblicato da Anna Coluccino il 4 marzo, 2010
Censura, anche la Camera dei Lords contro YouTube

Chi è senza peccato, scagli la prima pietra.

Non si tratta di una semplice reminiscenza dell’educazione cattolica, si tratta di un modo per far notare ai britannici – sempre pronti a puntare il dito – che quanto a censura del web, da loro le cose non vanno certo meglio che in Italia.

Dopo essersi divertiti a rivolgere i più sarcastici epiteti all’indirizzo del nostro paese, per via delle pessime decisioni prese in materia di Internet – sia in via giudiziaria che legislativa – ecco che si scopre che anche la Gran Bretagna è sotto l’assedio di una legge censoria che “le fa fare un passo in avanti verso la Cina“.

Volendo sorvolare sulla ridicola presenza – nel 2010 – di una classe che ha il privilegio di legiferare solo perché “nobile”, passiamo ad esaminare il testo approvato in questi giorni dalla Camera dei Lords.

In sostanza, la legge dà un deciso giro di vite alla regolamentazione in materia di copyright, non escludendo la possibilità di ricorrere all’oscuramento o al filtraggio dei siti che infrangono le nuove leggi sul diritto d’autore. In pratica, se tramite YouTube qualcuno trasmette un brano musicale, un estratto da un film o da una trasmissione televisiva potrebbe essere incriminato per aver infranto le leggi che regolano il copyright.

Secondo Jim Killock – presidente dell’Open Rights Group – lo scopo di questa legge sarebbe quello di tenere in scacco i piccoli business “sotto la minaccia di una possibile azione legale”.

Pur non essendo ancora legge – il progetto dovrà essere approvato dalla Camera di Comuni – questa nuova visione del copyright in rete ha già generato molteplici polemiche in patria.

Secondo Lilian Edwards - esperta di cyber-legislazione – “per la prima volta Sony e gli altri potrebbero recarsi in tribunale e chiedere che ogni ISP britannico blocchi YouTube“.

Il problema è sempre lo stesso: l’arte, la cultura hanno proprietari così come ce li hanno gli oggetti fisici? L’accesso ai prodotti culturali non dovrebbe essere più trasversale possibile? Lo sforzo non dovrebbe essere quello di conciliare il diritto degli autori di conservare la proprietà intellettuale dell’opera e il diritto alla conoscenza degli utenti? Dov’è finito il diritto all’informazione giustamente sbandierato in questi giorni?

Chi è ora il lupo cattivo?

L’assedio è generalizzato e riguarda tutti i paesi. La censura non è un problema che riguarda solo Cina e Iran – come si vorrebbe fare credere – c’è la necessità di regolamentazioni internazionali in materia, ed è inutile continuare a fare a gara “a chi sta peggio”. La rete è un mezzo di comunicazione globale, e se mai esisterà una “legislazione mondiale” è in materia di web che dovrà pronunciarsi. Ma dovrà farsi portavoce degli interessi degli internauti e non di quelli delle major.

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