Il patto di mutua collaborazione siglato dalla più grande compagnia di ricerca on-line e la più importante agenzia di sorveglianza elettronica del mondo comincia a generare qualche perplessità.
I primi a preoccuparsi sono stati gli avvocati riuniti sotto il marchio no-profit dell’Electronic Privacy Information Centre, i quali hanno chiesto a Google e all’NSA di rendere chiari – e pubblici – i termini dell’accordo, in modo da capire quale sarà il livello d’intrusione dell’agenzia per sicurezza nazionale statunitense nella privacy degli internauti.
Ma non è solo la privacy a correre dei rischi.
Stando al calcolo dell’IQ dei dipendenti delle maggiori aziende informatiche, Google risulta quella dotata delle risorse più intelligenti e lo stesso si può dire degli analisti dell’NSA.
Diosolosa cosa sarebbero in grado fare queste menti unite da un intento comune e, se ce ne preoccupiamo noi, figuratevi quanto se ne stanno preoccupando i cervelli informatici cinesi contro i quali è stata creata questa task-force.
Già in seguito alle dichiarazioni della Clinton, lo scontro tra Google e il governo cinese stava per diventare uno scontro USA-China e – ora – con l’ingresso nel conflitto dell’NSA, questo rischio è sempre più concreto.
Se poi si aggiunge che in Google sono pressoché convinti che l’attacco cybernetico lanciato dal governo cinese sia un inside-job, ecco che si configura il classico scenario da guerra fredda: spionaggio, controspionaggio e corsa agli armamenti.
La tensione è molto alta. Il Pentagono – proprio questa settimana – ha dichiarato che il cyberspazio è un campo di battaglia in tutto e per tutto, così come aria, terra e mare.
Gli USA hanno messo su un nuovo cyber-commando che sarà sottoposto agli ordini diretti del Comando Strategico, allo scopo di difendere militarmente le reti informatiche.
Altro che controversia tra l’azienda di Mountain View e il governo cinese!
Non prendiamoci in giro. Questa si chiama guerra; sebbene il conflitto – per ora – sia combattuto all’arma bianca.









